Skanderbeg

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Giorgio Kastriota, Eroe albanese, Mati 1401 - Alessio 1468.

Giorgio Kastriota visse in un periodo tormentato, quanto importante della storia,nel secolo XV. In Europa centro—occidentale si consolidavano i principati e le monarchie nazionali, ma particolari interessi materiali e lotte intestine inficiavano il tessuto connettivo della UnitÓ. Lo stesso impero Bizantino, logorato nelle sue strutture socio—politiche, crepitava per le insistenti e violenti scosse di continue incursioni Turche ,che, dalla Balcania minacciavano l'Europa e la stessa CiviltÓ Cristiana, su un fronte di circa ottomila Km. L'Albania vive, in tale travagliata epoca, il pi¨ glorioso e memorabile momento della sua storia Nazionale ed il suo Eroe giganteggia nel contesto europeo. Giorgio Kastriota naqque a Mati (villaggio della Tessaglia) nel 1404—1405 da Giovanni Kastriota Principe di Kr˛ja e da madre albanese Vois˛va, figlia del Principe dei Triballi dimoranti tra la Macedonia e la Bulgheria.

Nel 1415 il principato di Kr˛ja cade sotto l'impero Ottomano, e Giorgio Kastriota viene catturato come ostaggio di guerra e inviato alla corte del Sultano dove viene educato all'Islam. Si erudý alla scuola di lingua turca—araba—italiana—greca—latina—albanese; apprende l'arte della guerra e della strategia militare dimostrandone, nelle esercitazioni belliche al servizie di Amurath II contro il RE di Silicia, particolare intuito, raro coraggio, valentýa strategica, straordinarie doti di organizzatore e di capo di eserciti tanto da meritarsi l'appellativo "SKANDERBEG" (Iskander Bej = Alessandro il Grande). Nel 1431 muore Giovanni Kastriata e Skanaerbeg chiede inutilmente l'ereditÓ paterna al Sultano. Fu, per˛, nella battaglia di Nish (1443) in cui i turchi, (che ripetutamente forzavano per raggiungere il cuore dell'Europa Cristiana), affrontati e sconfitti dall'altro Campione di Cristo: Giovanni Hunyadi (eroe ungaro—valacco) che Skanderbeg diede una svolta alla sua vita, abbandonando, con scaltrezza ed abilitÓ, l'armata turca e la religione Islamica, riconquistando la cittÓ di Kr˛ja e riabbracciando la religione Cristiana dava inizio alla riscossa dell'Albania. Sollev˛ i popoli dell'Albania e della Macedonia e costituý,in Alessio (1444), la Lega dei Principi contro il turco invasore. Skanderbeg, come Capitano Generale dell'Albania, speriment˛ le sue geniali doti di stratega, nonostante la scarsezza di mezzi ed il limitato numero di soldati, nella lotta accanita, instancabile, difficile, intrepida ed eroica contra le massicce forze del Sultana Amurath II e del suo successore Maometto II, precludendo l'avanzata del feroce Turca in Europa, uscendone vittorioso in 24 campagne di guerra. A seguito della fallita Crociata, promossa da Pio II nel 1453, cade Costantinopoli. Mentre le Potenze dell'Eurooa, disunite e disorganizzate, impelagatenei propri immediati profitti economici, non riuscirono a costituire un esercito che potesse arginare la potenza Turca, Skanderbeg, quasi solo, anche se sostenuto dalla stima, dall'ammirazione e da costanti soccorsi materiali e spirituali da parte dei Sommi Pontefici, che salirono ala cattedra di Pietro, Si oppose strenuamente, con le sue valorose truppe, costituendo la sola diffesa, dell'Europa Cristiana, dall'invasore turco; tanto che i Pontefici lo insignirono, pi¨, di ogni altro Eroe del fronte Cristiano, come "Cavaliere e Campione di Cristo" e "Vero Atleta e Propugnatore del Cristianesimo".

Nella guerra contro Carlo D'Angi˛, desideroso di riconquistare il Regno di Napoli, Skanderbeg, concesse aiuto al Re Alfonzo D'Aragona ed a suo figlio Ferdinando che lo cre˛ Signore del Gargano conferendogli in feudo la citta di Trani, Siponto, Monte Gargano e San Giovanni Rotondo. Nel 1461, finalmente, Maometto II riconosce PrinciDe d'Albania e d'Epiro; masu sollecitazione di Papa Pio II riprende la lotta in favore del Cristianesimo. La guerra impari,ben presto, si restringe a Kr˛ja, assediata da Maometto II . La CittÓ viene difesa strenuamente, fino all'ultima goccia di sangue, ma improvvisamente l'Eroe Skanderbeg, il 17 Gennaio 1468 in Alessio,sorpreso dalle febbri malariche esala l'ultimo respiro.a soli 63 anni. I suoi luogotenti, dopo la sua morte, per altri undici anni ancora, continuarono il raro esempio dell'Eroe Skanderbeg. Kr˛ja, per˛, il 15 Agosto 1478, si arrende dopo un furibondo, ordinato, concentrico assedio turco, durato ben tredici mesi.

La bandiera dell'Aquila Bicipite mestamente viene ammainata ma il fiero, ardimentoso popolo Albanese preferisce l'esilio alla perdita della Religione Cristiana, della LibertÓ, dell'unitÓ della famiglia e del ricco patrimonio di civiltÓ e tradizioni, rifugiandosi nelle ospitali contrade del Mezzogiorno d'Italia (Puglie, Abruzzi e Molise, Sicilia ed in Calabria) portando con sŔ nei secoli le proprie significative generalitÓ: L'Ideale, la Saggezza, l'Orgoglio, l'Intrepidezza, l'Amore ed il rispetto della persona, la difesa del Diritto, la garanzia della LibertÓ, l'Amore della Patria che in Skanderbeg trovarono leroico, ineguagliabile ed esemplare propugnatore. La fama di Skanderbeg permane oggi altissima presso tutti gli Albanesi che si rifugiarono in Italia, alla fine dell'epopea del loro Eroe per sfuggire all'oppressione schiavistica Ottomana e conservare intatta la Fede Cristiana ed il Culto delle sacre tradizioni. Le 400 opere in biografie, poemi, drammi,romanzi, studi vari, fra originali, riedizioni e traduzioni, in tutte le lingue d'Europa dedicate alla vita e gesta di Skanderbeg, testimoniano che nessun Eroe bellico, di fausta memoria della sua epoca, e forse in altre epoche, ebbe simile fortuna letteraria.

Il Paese di VILLA BADESSA ha onorato la sua piazza col nome dell' "Eroe Nazionale Albanese" in occasione del quinto centenanio della sua morte, celebrato a Roma, all'ombra della Sede Apostolica, nell'Aprile 1968. Vi parteciparono anche i Badessani, in caratteristico costume Albanese, altamente apprezzato, eredi fedeli del "Padre d'Albania", dell' "Atleta Cristi Invictus", simbolo e visione della ~Patria sofferente, speranza e certezza per gli oppressi, Óncora di salvezza per la Madre Patria martoriata, anelante alla vera LibertÓ, al reale progresso umano, sociale civile, alla libera professione della fede dei padri, porto sicuro della CiviltÓ Liberatrice.

(Profilo su GIORGIO KASTRIOTA - SKANDERBEG, tratto dalla "monografia su Villa Badessa" del PapÓs LINO BELLIZZI).